Non si può pensare alla storia dell’umanità prescindendo dalle mani. Vanno bene i discorsi, gli ideali da difendere, le visioni da argomentare, ma anche in quel caso le mani giocano un loro ruolo importante perché, muovendosi al ritmo delle parole e dei pensieri, danno forza e consistenza e presenza al senso che le parole portano con sé.
Le mani sono però, soprattutto, votate al toccare, al fare, solo raramente sono destinate all’inattività. Le mani ci sono sempre nella storia dell’umanità tutta anche se spesso figurano solo come comparse e molte volte non sono neanche menzionate nei titoli di coda. Quasi sempre si muovono agilmente e, con savoir faire, creano e costruiscono, a volte sono palmo contro palmo, con le dita intrecciate, impegnate in un pensiero o in una preghiera o in una preoccupazione, altre volte sono forti e sicure e squartano o colpiscono, spesso sono bellissime quando amano nelle tante forme dell’amore. C’è chi sulle mani ha i calli, c’è chi ha le ferite, chi dei lividi perché le mani, per quanto pazienti, sopportano la fatica, il dolore e la ripetizione dei gesti solo fino a un certo punto.
Tutta l’umanità ruota attorno alle mani, al pari dei piedi e delle gambe. Va bene spostarsi, percorrere chilometri, ma poi è necessario mangiare, fare, costruire, toccare e tutto questo non può essere fatto senza l’aiuto delle mani. Non c’è un’azione quotidiana che possa fare a meno delle mani. Anche camminando le mani sono necessarie a mantenere l’equilibrio del corpo e a sentire dove si è e dove si sta andando. Anche per raccontarsi le mani sono importanti, provate a farlo tenendole in tasca o raccolte in grembo.
Senza le mani la vita sarebbe immensamente più insignificante e più difficile. Le mani sono il motore e la storia tutta. Ogni cosa è fatta con le mani, anche quando una macchina esegue una parte del lavoro sono sempre necessarie le mani, che correggono gli errori delle macchine o le loro insensate (nell’ottica di una mano) specializzazioni. La mano possiede una vasta gamma di abilità e conoscenze che nessuna macchina potrà eguagliare perché le macchine non sono senzienti e mai si chiederanno cosa stanno facendo e il motivo per cui lo stanno facendo, figuriamoci se siano in grado di chiedersi se si possa far meglio quel che stanno facendo.
Le mani, dieci dita, cinque per mano (e mica sempre), un mondo stupefacente in quell’aprire, chiudere le tasche e le falangi. Le mani sono il centro del mondo. Le mani sono ciò che ci accomunano ai nostri avi: fare, creare, essere, comunicare.
Fare, soprattutto.
Monica Rusconi, direttrice del Museo della civiltà contadina di Stabio
