Rivera, 18 ottobre 2024
Io ho l’onere, ma credo soprattutto l’onore, di dirvi alcune cose, spero sensate e non troppo banali, per introdurvi in quella mostra li dentro, certo!, ma soprattutto per introdurvi nel silenzioso e complesso e lento ma anche frenetico mondo di Giovanni che si occupa di tessitura e, da non molto, ma con indubbio talento, di cianotipia.
Quando si decide di fare una mostra, e non si dirige un Museo, la si prepara per mesi, tanti!, con l’intento di condividere bellezza, la bellezza del proprio piccolo grande mondo. È un po’ come voler svelare un segreto troppo bello e pieno d’amore per non essere raccontato.
Quello che Giò ci regala stasera sono, naturalmente, un numero infinito di ore al telaio a tessere, ma ci regala soprattutto la sua invidiabile curiosità il suo continuo desiderio di imparare, la sua tenacia, il suo amore per il passato ma anche per il futuro, la sua capacità di tessere relazioni, il suo entusiasmo per quelle piccole, e quasi insignificanti cose, che danno sapore e spessore e senso alla vita. Ci regala il suo mondo, insomma con quella umiltà, e generosità, e passione ed entusiasmo tipici di Giò, e tanto rari e tanti belli.
Stasera non ci siamo solo noi qui, pronti a entrare in quella mostra e dentro a quel mondo. Ci sono tante mani e tanti saperi, alcuni dei quali tramandati nei secoli, come piccole lezioni di vita. Ci sono le mani anche di chi non può essere qui a vedere trasformato in tela e in cianotipia quel filo filato a mano, chissà con quali pensieri nel cuore, davanti al camino 100 anni fa.
Ci sono gli occhi e il cuore di Lucia che ha capito profondamente Giò e ha saputo creare con la sua macchina fotografica quei delicati, e incredibili e potenti, contrasti d’ombre e valorizzare quello strumento portentoso che ci portiamo in giro tutti e che quasi mai guardiamo e consideriamo abbastanza: le mani.
In questa mostra c’è anche un dietro le quinte che abbiamo provato a raccontare producendo un video per aiutare a capire anche a chi della tessitura ne sa quanto ne so io di funzioni matematiche.
Per concludere, io credo che a Giò dobbiamo tutti un immenso grazie per averci riuniti qui, a priori curiosi e, credo, già grati per la meraviglia che darà il piccolo capolavoro che ci ha regalato.
C’è tutto Giovanni in quella sala. C’è il suo cuore, c’è l’animo, c’è tutto se stesso che vibra in ognuna di quelle tele e francamente, credo!, non ci sia regalo più bello e generoso.
Quindi, semplicemente, ma con tutto il cuore, grazie Giò!
Monica Rusconi

